martedì 10 aprile 2018

Bambini e tecnologia: è giusto dare libero accesso tablet e smartphone?



Torna a trovarci sul blog la Dottoressa Terri , la psicologa Teresa Mainiero


l'articolo di oggi parla di bambini e tecnologia:
con un sondaggio sulla pagina Facebook della Bottega della Strega, voi mamme ci avete suggerito l'argomento ed ecco il punto di vista della nostra psicologa amica dei bambini.



"Negli ultimi anni, l’avanzare della tecnologia ha avuto una diffusione così rapida[1] da sfuggirci di mano, ma al contempo, ha dato la possibilità di porsi delle domande e riscoprire vecchi mondi che erano stati quasi dimenticati.

Pensateci un attimo, un articolo, in un blog, un sito, una pagina per genitori, in cui si evidenziano vecchi metodi educativi e accessori appositi,sponsorizzato in rete, scritto da una psicologa che si è rifatta alla bibliografia specifica in materia di vecchi testi, che sono stati ora digitalizzati e quindi resi facilmente accessibili. Sembra tutta un paradosso, eppure è questo quello che sta succedendo, mondi diversi che si fondono e possono dar vita a qualcosa di meraviglioso.

Non è mia intenzione tediarvi con numeri e statistiche, né tantomeno cercare di trovare la definizione migliore tra nativi digitali (Prensky 2001) o net generation (Tapscott 1999)[2],quanto piuttosto portarvi a riflettere provando a comprendere, se e in che modo i cambiamenti che si sono registrati nel corso degli anni coinvolgono il modo di pensare, di apprendere, di percepire l’identità dei vostri figli e di conseguenza le relazioni con gli adulti.
Secondo voi come mai i bambini piccoli sono così attratti dai tablet?
 Partiamo dalle origini: ogni bambino possiede in maniera innata, la capacità di apprendere attraverso l’esperienza, questa capacità si chiama rappresentazione enattiva o operativa, così definita dallo psicologo cognitivista Jerome Bruner; 
questa abilità importantissima nelle prime esperienze, viene via via sostenuta con la crescita, dalla possibilità di sfruttare le immagini e successivamente il linguaggio, ad altre modalità rappresentative simboliche.




La modalità rappresentativa, è quella che i bambini utilizzano nei loro primi tentativi di esplorazione del mondo, che avvengono principalmente a livello tattile: essendo questa, la modalità di interazione prediletta delle tecnologie touchscreen, anche i bambini di pochi mesi ne sono attratti. Inoltre, gli stimoli luminosi, i colori vivaci e i suoni sono attrattive comuni con molti dei giocattoli che i bambini a questa età usano, ed è per questo che riscuotono un così grande successo.[3]

La domanda da porsi ora è, “cosa succede da un punto di vista cognitivo ad un bambino quando è esposto al display tattile di un tablet a lungo?”.

Mentre psichiatri infantili come Serge Tisseron coniano la regola del 3,6,9,12 che suggerisce nessun schermo digitale fino ai tre anni compiuti, nessunaconsole di videogiochi fino ai sei anni, nessun accesso ad Internet prima dei nove e accesso libero alla rete solo dopo i 12 anni, c’è chi mantiene un atteggiamento più neutrale, come il prof. Giuseppe Riva (docente di psicologia dei nuovi media presso l’Università Cattolica di Milano) il quale, ha evidenziato alcuni pro e contro dell’utilizzo dei nuovi dispositivi touchscreen da parte dei più piccoli, affermando che: se da un lato migliora il processo di coordinamento dei movimenti e velocizza il processo decisionale, dall’altro l’utilizzo intuitivo di tali dispositivi riduce la capacità di mantenere l’attenzione su un compito a lungo.
Inoltre Riva afferma che, il multitasking (tipico di questi strumenti) richiede un uso distribuito dell’attenzione, che potrebbe in qualche modo penalizzare lo sviluppo delle abilità di attenzione sostenuta e delle capacità attentive in generale, anche se, la stessa caratteristica, sembrerebbe stimolare le abilità di integrazione cognitiva e l’elevata intuitività, fornire un’importante motivazione e un rinforzo all’utilizzo.

Gli aspetti caratteristici dei “nativi di digitali”, sembrano essere una maggior capacità di acquisire informazioni, e quella di sviluppare processi di pensiero differenti, per via della possibilità di essere sempre connessi alla rete; Di contro però, tali aspetti comportano un maggior rischio di “dipendenza” dalla rete stessa, in quanto senza di essa non si è mai allenata la capacità di recuperare informazioni;ainoltre, è vero che i nativi digitali, posseggono un numero di informazioni estremamente maggiore rispetto ai bambini di qualche hanno fa, ma accumulano molte lacune rispetto alle informazioni stesse, minando in questo modo le loro future competenze di base.

Altri studi di carattere neuropsicologico, sembrano evidenziare come l’uso di strumenti informatici attivino aree cerebrali diverse, rispetto a quelle sollecitate da altre esperienze sensomotorie, pertanto è fondamentale che vengano sollecitate entrambe.

Lo so vi sto confondendo, ma purtroppo la gioventù delle ricerche in materia è ancora molto contrastante.

Personalmente credo che, l’unico modo per filtrare in maniera corretta questo tipo di dati, sia l’informazione, ed è per questo che è necessario partire dalle basi: Per un bambino, la percezione è lo strumento con cui corpo e mondo esterno entrano in contatto, dando inizio all’opera di co-costruzione della mente, quindi, il contesto diventa di primaria importanza rispetto alla gamma di esperienze a cui il bambino può accedere, e chi ha il compito di selezionare il contesto? Voi. 
Se il contesto che fornite è dato solo da supporti informatici, sicuramente i bambini diventeranno abilissimi nel riconoscere le immagini del desktop, le icone delle applicazioni e il loro funzionamento, ma avranno delle carenze in altro.



Attività di manipolazione con materiali quali plastilina, pongo, tempere a dita, costruzioni o giochi fisici come il pallone, il parco, sono molto importanti per permettere al bambino di sviluppare il proprio schema corporeo e affinare la coordinazione oculo manuale. Per i bambini, così come per gli adulti (anche se tanti lo hanno scordato) è fondamentale fare esperienze che coinvolgano i cinque sensi, e lo è ancor di più dare rilievo ai giochi esperienziali che consentono di percepire il proprio corpo nello spazio. Una difficoltà motoria, infatti, influenza sia lo sviluppo del linguaggio sia le attività di lettura e scrittura.



Ora, io non vorrei azzardare ipotesi che non possono avere una validità scientifica anche perché la letteratura in materia è poca e io non sono una ricercatrice, ma ho il dubbio (sappiate che amo insinuarmi e insinuare un dubbio che ci porti ad avere una maggiore attenzione) che l’aumento smodato di disturbi dell’apprendimento dei piccoli di oggi possa avere una correlazione con queste difficoltà.

Personalmente concordo con chi sottolinea che un uso regolamentato e consapevole del tablet possa essere utile, a patto però che venga affiancato ad altre attività, come la lettura, il gioco libero, i giochi immaginativi, le attività creative e via dicendo.




 Non dimenticate infatti che, mentre per gli adulti tablet, smartphone sono l’ultima evoluzione di un progresso tecnologico portato avanti negli anni, per i bambini che nascono oggi si tratta di oggetti di uso comune, la cui quotidianità deve essere ancora completamente costruita. Non è un bene considerare questi strumenti una baby sitter ma occorre considerarli come un mezzo, e non un fine, di condivisione ed esperienza con i propri figli.
A voi genitori che probabilmente avete letto il tutto, in cerca di qualche consiglio, suggerisco di prestare attenzione alla scelta delle app che scaricate per i vostri figli, chiedetevi se sono adatte alla sua età e alla sua persona (lo stesso vale per i programmi tv); 
date un’occhiata ai contenuti, al contesto (ovvero per quanto tempo, con quale frequenza e con quali modalità mio figlio utilizza il tablet o guarda la tv? Lo sostituisce a tutto il resto?); 
Stabilite delle regole, per voi e per loro e soprattutto non dimenticate che siete il loro esempio, la loro guida, e come dice Marie von Ebner-Eschenbach 

“I bambini danno molta più importanza a ciò che i genitori fanno, che a ciò che essi dicono” 





pertanto, quando sembra che non ascoltino le vostre parole, prendete il loro viso tra le mani, guardateli intensamente, spiegate loro quello che non hanno voluto udire e accompagnateli nel tortuoso mondo del saper fare."

E tu come gestisci tablet e smartphone con i tuoi bimbi? 
Raccontacelo nei commenti!

Se hai dubbi o perplessità in merito e vuoi approfondire l'argomento con la Dottoressa Mainiero, sul suo sito trovi tutti i contatti per richiedere una consulenza personalizzata.



Bibliografia:
“Cosa ci ha rubato la tecnologia?”, articolo apparso su La mente è meravigliosa il 28 ottobre 2015

Endangered Minds: Why Children Don’t Think—and What We Can Do About It; M.Healy J. 1999

Genitori tecnovigili per ragazzi tecnorapidi ; Mazzucchelli C; pubblicato da Delos Digital nella collana Techovisions.

“Infanzia, media e nuove tecnologie: strumenti, paure e certezze” di Pira, Marrali, ed. Franco Angeli (2007).

MEDIA EDUCATION – Studi, ricerche, buone pratiche © Edizioni Centro Studi Erickson S.p.a.ISSN 2038-3002 –Vol. 7, n. 2, anno 2016.

Proust e il calamaro. Storia del cervello che legge;Wolf M; 2009.

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