lunedì 3 ottobre 2016

l'importanza del Buongiorno: educare al rispetto, educare all'amore



Dopo la pausa estiva, torna a trovarci sul blog la Dottoressa Terri, la psicologa amica dei bambini, con consigli e suggerimenti sempre utili e graditi.

Oggi ci parla di quanto è importante per i piccoli creare relazioni con gli altri, partendo da un semplice "Buongiorno":

…. Buonanotte, buonanotte fiorellino
Buonanotte tra le stelle e la stanza
Per sognarti devo averti vicino
E vicino non ancora abbastanza
Ora un raggio di sole si fermato
Proprio sopra il mio biglietto scaduto
Tra I tuoi fiocchi di neve e le tue foglie di te
Buonanotte, questa notte è per te ….


Probabilmente molti di voi avranno riconosciuto queste parole, altri, forse le hanno lette canticchiando, altri ancora non le avranno riconosciute. Qualunque sia il modo, quello che mi incuriosisce sapere, da voi, è la sensazione che vi ha rimandato o il ricordo che vi ha revocato.
Sono proprio una psicologa, avete ragione, una di quelle che non si ferma mai alla prima parola o a quello che dice, però tutto questo ha un perché.
Al di la della dolcezza che a mio parere il testo trasmette, c’è molto di più.
La parola, Buonanotte, ha un peso notevole. Non è solo un saluto, è indicativa di una relazione, di una condivisione.
Il senso del saluto è proprio questo, creare relazione, condivisione, farci sentire meno soli. Un buongiorno, un ciao, servono a stabilire legami.
La persona con cui hai "scambiato" il saluto - dopo - non è più un "altro". La persona che saluti diventa qualcuno che "ri-conosci" anche se non lo/a conosci.
Un cenno di saluto serve, a tracciare un perimetro dentro il quale ti senti maggiormente a tuo agio.
Il saluto iniziale ha una funzione pratica importantissima, e significa all’incirca “voglio relazionarmi con te”.
Trasmettere ai bambini l’importanza di dire sempre grazie, di chiedere per favore o di dire buongiorno o buonasera, va oltre la semplice cortesia. Nell’insegnamento, investiremo sulle emozioni, sui valori sociali e, soprattutto, sulla reciprocità.
La convivenza, si basa sull’armonia, sulle interazioni di qualità fondate sulla tolleranza e ogni bambino dovrebbe dargli l’importanza che merita fin dalla più tenera età.

Un errore che molte famiglie commettono è quello di insegnare ai propri figli queste norme di cortesia solo quando iniziano a parlare. Ebbene, è interessante sapere che “il cervello sociale” di un bambino è tremendamente ricettivo a qualsiasi stimolo, al tono di voce e anche alle espressioni facciali dei propri genitori.
Ringraziare, è una potente arma per il cervello infantile.
I neuroscienziati ci ricordano che il sistema neuronale di un bambino è geneticamente programmato per “connettersi” con gli altri.
È molto probabile che un bambino di 3 anni, al quale i suoi genitori hanno insegnato a dire “grazie”, “per favore” e “buon giorno”, non comprenda ancora bene il valore della reciprocità e del rispetto di queste parole. Ciò nonostante, avrà avuto la possibilità di costruire su di sé, un adeguato e meraviglioso substrato, affinché le sue radici siano forti e profonde.
L’età magica compresa tra i 2 e i 7 anni, è quella che Piaget denominava “stadio dell’intelligenza intuitiva”. È in questa fase che i più piccoli, nonostante non comprendano il mondo degli adulti, risvegliano progressivamente il loro senso del rispetto, intuiscono quell’universo che va oltre le proprie necessità, per scoprire l’empatia, il senso della giustizia e, ovviamente, la reciprocità.
La reciprocità è un importante valore sociale
Sarà all’incirca verso i 7 anni che i bambini scopriranno appieno tutti i valori che conformano la loro intelligenza sociale.
In questa fase cominceranno a dare più importanza all’amicizia, a sapere ciò che implica questa responsabilità affettiva, a capire e a godere della collaborazione, a far fronte alle necessità degli altri e ad interessi diversi dai propri.
Quando un bambino scopre cosa verifica nel suo contesto più prossimo quando chiede le cose “per favore” e termina con un “grazie”, niente è più uguale.
L’educazione non cambia il mondo, ma cambia le persone che cambieranno il mondo.

Ebbene, la domanda magica è : In che modo possiamo inculcare ai nostri figli, fin da quando sono piccoli, queste norme di convivenza, di rispetto e di cortesia.
In primis con l’esempio.
Per il bambino sono fondamentali le routines e i piccoli riti quotidiani, perché gli danno sicurezza, gli danno un senso di confine entro il quale può muoversi serenamente e lo orientano anche quando non ha ancora la nozione del tempo.
È possibile offrirgli un ritmo quotidiano armonico scandendo i tempi della giornata e cercando di rendere le giornate e le attività piuttosto simili una con l’altra, inserendo routines e piccoli riti quotidiani.
Lungi da me appesantirvi con studi scientifici e grandi teorie che avvalorino le mie parole, però, voglio riportarvi uno dei vecchi decaloghi della nonna, uno di quelli che hanno le basi scientifiche dell’esperienza e sull’impronta del quale mi auguro possiate ritrovare una strada da percorrere.



  • Sei entrato in un qualsiasi posto? Saluta, dì buongiorno o buonasera.
  • Vai via? Dì Arrivederci.
  • Ti hanno fatto un favore o dato qualcosa? Ringrazia
  • Ti parlano? Rispondi.
  • Ti stanno parlando? Ascolta.
Hai qualcosa? Condividilo.
Non ce l’hai? Non invidiarlo.
Hai preso qualcosa che non è tuo? Restituiscilo.
Vuoi che facciano qualcosa per te? Chiedilo per favore.
Ti sei sbagliato? Chiedi scusa.


Appartengo alla generazione del grazie, del per favore e del buongiorno, alla stessa in cui non si dubitava a chiedere scusa se necessario.  Non ho figli, ma vivo le persone, e educarle con l’esempio è la migliore delle strategie.
Educare al rispetto significa educare all’amore.



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