giovedì 31 marzo 2016

I bambini e la paura....la Dottoressa Terri ci insegna a gestirla con il sorriso


Quante volte abbiamo sentito la frase " non voglio dormire in camera mia, ho paura del buio"?
Le paure dei bambini spiegate da Teresa Mainiero , la nostra preziosa psicologa amica dei bambini ...


“Mi piace il modo in cui ascolti…mi fa venire voglia di parlare…”
Lessi questa frase qualche tempo fa…e ogni volta che la ricordo penso a quanto sia ricca di significato…
Nessuno è disposto ad aprire il suo cuore se non si è certi che l’altro è in ascolto…figuriamoci un bambino in preda alle sue paure…
Ma che cos’è la paura…?
La paura, è un’emozione primaria, ha una funzione autoprotettiva ed è utile alla crescita, in quanto riesce ad attivare alcune reazioni che servono a difendere il bambino dai potenziali pericoli provenienti dall’ambiente esterno. In quanto reazione difensiva, salvaguarda la vita e contribuisce allo sviluppo umano e alla crescita personale. Tuttavia, la paura, è anche emozione, e come tale, associata a reazioni fisiche prodotte dal sistema neuro-vegetativo: le mani sudano, aumenta il battito cardiaco e il respiro, la circolazione sanguigna si modifica causando rossore o pallore, i muscoli si contraggono e se questo intimorisce noi grandi, immaginate i più piccoli…
Esistono diverse forme di paura, paure che nascono dall’educazione, paure condizionate dallo sviluppo e paure patologiche che necessitano di un trattamento terapeutico (fobie).
 Proviamo a vederle un po’ più da vicino:
Le paure che potremmo definire “classiche”, si riferiscono perlopiù agli stereotipi tradizionali (il buio, il lupo cattivo, l'uomo nero, la strega) e fanno parte delle normali fasi di sviluppo di tutti i bambini.
Sono "passeggere", la loro presenza, infatti, si fa sentire in momenti specifici, anche in modo intenso, ma non influenza troppo la vita del bambino; Sono paure "mutevoli", non restano uguali per tutta l'infanzia ma si modificano nel tempo; Sono "gestibili" e la rassicurazione o anche solo la presenza di una figura di riferimento riesce a spegnere la paura e a riportare in breve il bambino alla tranquillità.
Ci sono poi le paure che potremmo definire evolutive.
La tipica paura dei bambini intorno al primo anno di vita è sicuramente quella dell’estraneo.
Questa paura si manifesta in diversi modi: abbassando gli occhi, attaccandosi fisicamente al genitore, nascondendosi, con pianti, con silenzi, tutto dipende dall’ indole del bambino e dalla sua abitudine nell’incontrare volti nuovi, tuttavia rimane una paura e come tale deve essere rispettata. In questi momenti è importante che il genitore non obblighi il bambino ad interagire con lo sconosciuto ma è preferibile che gli stia vicino, che accolga la sua paura e che si rivolga a lui in maniera pacata, calma e serena. In questo modo il bambino imparerà ad affrontare le sue prime paure in maniera adeguata e a non fuggire.
Tra il primo e il secondo anno di vita, la principale paura dei bambini è quella legata alla separazione dai genitori e ad una loro possibile perdita, per questo gli psicologi e gli educatori (lo so che state pensando che siamo tutta teoria e poca pratica, ma vi assicuro che non è così) raccomandano di evitare l’inganno quando arriva il fatidico momento della separazione e il piccolo deve essere lasciato da solo con la maestra.
Andarsene di soppiatto mentre lui è distratto, è sbagliato, perché nel giro di pochi minuti, una volta resosi conto della situazione, il bambino si sentirebbe davvero abbandonato e allora sì che cadrebbe nello sconforto più inconsolabile. Poi certo smetterebbe di piangere, ma la ferita dentro di lui lascerebbe comunque un piccolo segno. Meglio invece che si disperi prima, insieme a noi, quando lo avvisiamo con onestà e possiamo condividere con lui il peso del distacco.
Una buona idea può essere quella di creare un piccolo rito di separazione, qualcosa di esclusivo che unisca il genitore e il suo piccolo. Spiegargli con chiarezza che ci prepariamo ad andarcene, rassicurarlo con tranquillità sul fatto che torneremo a riprenderlo presto, e impiegare tutto il tempo che serve a convincerlo che gli stiamo dicendo la verità è un investimento per il suo futuro (ricordate la teoria dell’attaccamento?); Magari può essere necessario usare anche un po’ di fermezza, se la situazione la richiede, ma sempre senza perdere il controllo e con mooolta “coerenza comunicativa”, senza usare trucchetti.
Si deve passare dalla paura alla rassicurazione.




Nella fascia d’età che va, dai 2 ai 5 anni è molto presente la paura del buio.
Voi penserete sai che novità, ma l’oscurità equivale al distacco dal mondo conosciuto e come tale deve essere accolta con cura. È una fase, e bisogna assecondarla (spegnendo casomai la lucina dopo che si sono addormentati, o guardando sotto il letto insieme a lui/lei se ci sono mostri) senza esasperarla, cercando nel contempo di capire se la paura improvvisa fa parte di un cammino evolutivo o è scatenata da cause specifiche.
Nella fascia d’età compresa tra i 3/6 anni si ha paura della punizione. L’insegnamento e il giudizio di giusto/sbagliato devono sempre essere riferiti a ciò che il bimbo ha fatto, e non al suo modo di essere. Il messaggio che sta dietro il rimprovero, deve sempre significare “È sbagliato questo comportamento” e mai “Tu sei sbagliato”.
Quello che bisognerebbe avere come riferimento, è un modello di genitorialità che sa distinguere quando è il caso di comportarsi da “amici” – e allora si gioca col bimbo, si va a spasso con lui, si raccontano le favole – e quando bisogna fare gli adulti che sanno porre dei limiti.[1]
Attorno ai 6-9 anni abbiamo a che fare con le paure sociali: il corpo e la scuola.
È questa l’età in cui agli occhi dei bambini possono contare più di ogni altra cosa un’imperfezione fisica, il dover portare gli occhiali, il fatto di essere troppo bassi o troppo magri o troppo grassi.
Essere accettati al di fuori del nucleo familiare diventa determinante a questa età e muoversi con cautela oggi più di ieri è obbligatorio. Il corpo è sempre più uno strumento di differenza sociale, e l’imperativo anche per i piccini è essere attraenti, prestanti, sportivi. Già nei primi anni della scuola elementare i bambini si abituano a un esibizionismo relativo al proprio corpo, vogliono le scarpe da ginnastica di questo o quel personaggio, vogliono aderire a un modello è questo presuppone dei rischi.
È importante quindi abituare presto i bambini a ragionare in modo critico, a distinguere tra veri e falsi valori, a mantenere il più possibile una propria indipendenza di giudizio mantenendo integra la propria individualità e unicità.
Ed infine tra i 7-9 anni compare la paura delle paure, per grandi e piccini. La paura della morte.
In questo senso un aiuto, all’adulto per spiegare, e al bimbo per riuscire a comprendere, può arrivare dal mondo naturale, dal ciclo della vita e della morte, dall’alternarsi delle stagioni, dai ritmi della terra.
La morte fa parte della vita.
Le metafore così come le favole, possono aiutare a introdurre il tema, a patto che siano accompagnate da ammissioni sincere su quello che si sa e su quello che si può solo supporre.
Per quanto sembri tremendo, fa parte della vita e se avete bisogno di prendervi del tempo per trovare le giuste parole da dire, fatelo, dire per esempio: «È una cosa importante che voglio spiegarti con calma, oggi ci penso bene e stasera ne parliamo con tranquillità» è la cosa migliore che, a mio parere, possiate fare. Se siete i primi a non avere paura delle vostre fragilità, non ne avranno nemmeno loro.
Sia, sia che si tratti di paure evolutive, sia che si tratti di paure “passeggere” è importante mostrare interesse e comprensione verso le paure dei bambini, anche se irrealistiche, perché questo gli insegna a comunicare.
Se la tendenza è quella di liquidare i timori perché sembrano banali, non saranno propensi a condividere con voi nemmeno le inquietudini più profonde.

Cosa possiamo fare, dunque, per aiutare i nostri bambini a superare le paure?


[1] Una volta i padri e le madri erano molto autoritari, oggi al contrario sono troppo spesso compagni, e si mettono sul piano dei figli al punto da perdere l’autorevolezza necessaria: il discrimine è saper essere autorevoli e non autoritari, riuscire a trovare l’equilibrio. Da un lato perché i bambini di oggi smettono sempre prima di temere le punizioni (e in generale le temono molto meno di una volta) e dall’altro perché sono i bambini i primi a chiederci di dar loro i giusti limiti; ne hanno bisogno, altrimenti prima o poi finiscono per sentirsi in balìa di sé stessi e delle proprie pulsioni, e questo per loro è motivo di grande paura. Il bambino ha assolutamente bisogno di regole. Nel momento in cui quelle regole saranno comprese e accompagnate da un atteggiamento di contenimento.


-          Non trattiamoli da fifoni e non facciamoli sentire in colpa. Otterremmo solo l'effetto contrario
-          Facciamoli esprimere: chiediamo loro di raccontarci le emozioni e le fantasie che li inquietano, con dolcezza e senza forzarli. Riuscire a parlarne e sentirsi accolti riduce la tensione e aiuta ad affrontare il problema. Un buon modo per aiutare ad elaborare ed esprimere le paure dei bambini è rappresentato dalle fiabe, favole o racconti, in quanto in queste storie le paure e le tensioni sono espresse in maniera tale che i piccoli possano identificarle, riconoscerle e comprenderle. Inoltre, educare i bambini a comportamenti positivi è fondamentale. Meglio proporre sempre degli eroi positivi attraverso favole e fiabe, in modo che apprendano che con le loro doti di bontà e gentilezza si possono sconfiggere i cattivi.
-          Esserci, nel momento in cui la paura si manifesta.
Una presenza calma e affettuosa ha un immediato effetto tranquillizzante. Nel caso in cui le parole non dovessero bastare, il linguaggio del corpo diventa più importante che mai e così il calore, la sicurezza, il sostegno e l’appoggio diventano strumenti essenziali per affrontare le paure dei bambini[1].
-          Mostriamo serenità ed evitiamo i due opposti: non mostriamoci sempre ansiosi né sempre spavaldi, perché i piccoli potrebbero sentirsi soli e inadeguati o al contrario emularci e diventare "spacconi" anche a dispetto dei propri limiti ed emozioni.
-          Evitiamo i confronti: ogni bambino ha i suoi tempi, che vanno rispettati. Dietro un bambino più pauroso rispetto alla media può nascondersi il seme di un talento e di un coraggio fuori dal comune.
-          Non diciamo: "Affronta la paura, devi essere forte". Spingere un bambino a viso aperto contro una paura è sbagliato, perché può trasformare la paura in terrore e ingigantire il problema. Inoltre, incitarli al non avere paura, equivale a non accettare un bambino nel qui ed ora, significa vedere un neonato di sei mesi nella prospettiva di un bambino di, forse sei anni.
-          Non siate intimidatori, drammatici, estremamente razionali o ignoranti (nel senso più vero del termine, non ignorate). L’affettività gioca un ruolo fondamentale.
Le paure generate da un certo tipo di educazione, favorite da frasi intimidatorie usate dal genitore per gioco o come mezzo di intimidazione, possono avere effetti considerevoli.
-          Intimidire: “aspetta solo che diventi buio e torni papà!” oppure “Questo lo dirò all’uomo nero”;
-          Razionalizzare: “non devi avere paura, non c’è motivo!”;
-          Ignorare: “ma dai, non è successo niente!”;
-          Drammatizzare: “povero piccolo, che brutti sogni! Ma adesso ci sono qua io!”. Non aiuta certo i bambini, ne aumentano semmai il senso di dipendenza.
-          Molti genitori vogliono risolvere le paure al posto dei figli. Il problema è che le affrontano con i loro mezzi, puntano troppo sul colloquio, la ragionevolezza e non si accorgono così delle particolari capacità di elaborazione dei bambini: il gioco, la magia e il rituale.
Quando i genitori vogliono risolvere ed elaborare le paure al posto dei figli, impediscono loro di essere autonomi, rafforzando quindi la loro dipendenza; il bambino non diventa responsabile di sé stesso e delle sue paure, ma scarica questa responsabilità sui genitori.
Se i bambini avvertono che i genitori vivono le loro paure con la coscienza sporca o addirittura con sensi di colpa, le trasformeranno in mezzi per raggiungere un fine, a volte vengono finalizzate a legare i genitori a sé: le madri, più che i padri, vengono trattenute in casa con frasi del tipo “Se te ne vai, ho paura!”, ”Non puoi andare via, devi restare qui!”, oppure il momento di andare a dormire la sera viene tirato in lungo con frasi come “la



[1] Per Bowlby prendere in braccio il proprio piccolo che piange è la risposta più adeguata, da parte della madre di fronte un segnale di disagio del bambino


 cameretta mi fa paura!”, “Ci sono i fantasmi!”, “Ho paura del buio!”. Con commenti del tipo “L’asilo mi fa tanta paura”, “Non vado più a scuola, mi fa paura!” i bambini esercitano pressioni sui genitori, chiedono di agire al posto loro. Al tempo stesso il bambino mostra una notevole resistenza e opposizione ai suggerimenti dei genitori per superare la paura, e questi ultimi possono sforzarsi quanto vogliono di elaborare idee serie, possono appellarsi quanto vogliono alla ragione, il bambino non accetterà una tutela eccessiva, la resistenza e i rifiuti che lui oppone, danno a volte indicazioni indirette della necessità di aver più corresponsabilità e autonomia.
I bambini non vogliono essere compatiti, desiderano trovare insieme ai genitori strade per gestire in maniera creativa la paura.
Ora, lo so, ho dato tante informazioni, ma in fondo, è questa la mia funzione. Solleticare in voi delle reazioni e portarvi a trovare la giusta soluzione per voi e i vostri figli. 
Un mondo senza paure, è un’illusione, anzi, un’utopia negativa, rende i bambini incapaci di affrontare la vita, tanto quanto un’educazione oppressiva che fa leva sulle minacce.
È necessario trasmettere al bambino il senso di sicurezza e protezione, fargli capire che si crede in lui, nella sua capacità di superare la paura.
I bambini sono pieni di idee magiche, di fantasie, se non sapete come fare, chiedete a loro di spiegarvi, raccontarvi, cosa vedono e cosa sentono, in modo da poterli aiutare con lo stesso linguaggio.
I bambini che non collaborano nel superamento della paura, probabilmente finalizzano la paura stessa, ovvero la usano per raggiungere, anche se inconsapevolmente, uno scopo, come attirare l’attenzione, creare sensi di colpa, produrre un senso di impotenza.
Kierkegaard sosteneva che la paura fosse possibile sono in presenza di libertà, libertà di svilupparsi, di cominciare qualcosa di nuovo, di osare, di andare incontro al mondo e paura stimolante, che rende creativi; porsi di fronte a compiti prefissati comporta tensione e stress, perché il compito include anche un’aspettativa di successo, mentre invece si potrebbe fallire.
Se non si esce allo scoperto per non confrontarsi con questa libertà e con le paure annesse, non si può conquistare l’indipendenza, non si può sviluppare l’autostima; chi, fuggendo le proprie paure, non si pone dinanzi al nuovo, sviluppa un timore che è la paura della paura, che diviene ostacolo, a volte malattia.


E a te, piccolo amico/a, Non aver paura di aver paura, vedrai, poco per volta, la paura diminuirà, fino a quasi scomparire…. Ma, mi raccomando, non perderla tutta: è necessario aver sempre un po' di paura. Soprattutto, non ridere mai di altri bambini e bambine che hanno paura di qualcosa. Pensa che moltissime cose possono spaventare ma moltissime altre possono renderci felici. 

1 commento:

  1. Grazie per questi utili consigli. Spesso la nostra visione è influenzata dalla nostra esperienza e tendiamo a ripetere gli errori inconsapevolmente. Educare i figli è come educare noi stessi e la paura è un tema che affrontiamo ogni giorno con i mezzi che col tempo abbiamo costruito.
    Bello ricordarsi che i bambini non sono adulti e imparano di più se riusciamo a ritornare bambini con loro, sono sicura farà bene anche a noi, ci permetterá di riscoprire tanti piccoli dettagli che ci sfuggono.
    Grazie Teresa.

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