giovedì 11 febbraio 2016

oggi la Dottoressa Terri ci parla d'amore...

Quando con Ale abbiamo deciso di parlare d’ “Amore” ero tanto entusiasta quanto preoccupata. Avevo in mente, cosa volevo dire, ma non sapevo come farlo, in pieno stile “amoroso” (quante volte vi sarà capitato di non trovare le giuste parole per l’amato/a) allora ho scelto di chiedere aiuto al mio amichetto Giulio, sei anni (quasi sette, ci tiene a precisarlo), prendendo spunto da un video simpaticissimo che avevo visto su youtube.
Alla domanda: “amore, che cos’è secondo te l’amore”? mi ha prima guardata con aria perplessa, poi ha sorriso e ha detto: “tu mi chiami amore, e anche la mamma, ditemelo voi.”
Al di la dell’aria inebetita che è durata per circa mezz’ora, il bambino non solo aveva ragione ma ora aspettava anche una risposta…
Non è stato facile né rispondere a lui né cercare di dire qualcosa a voi, troppo scientifico, troppo romantico, troppo poco, troppo …. insomma è stato difficile e non perché mancassero le teorie di riferimento ma perché non sapevo come parlarne, che linguaggio utilizzare e alla fine ho deciso di fare così….






Ho chiesto aiuto, nei miei viaggi pindarici, a psicologi e ricercatori che hanno proposto un numero notevole, di differenti teorie sull’amore e ho chiesto aiuto ai bambini.
Accostando quello che loro dicono, con le teorie altisonanti dei loro amici grandi, tutto diventa più semplice, più “carino”.
Lo psicologo Zick Rubin sostiene che l’amore è composto dai seguenti tre elementi di base: l’attaccamento[1], il prendersi cura e l’intimità. 
Per attaccamento si intende il bisogno di ricevere cure, approvazione e contatto fisico con un’altra persona.

Il prendersi cura invece si riferisce ad una azione attiva tramite cui ci si prende cura di chi si ama, valutandone i bisogni nello stesso modo con cui si valutano i propri;

Con il termine intimità ci si riferisce alla propensione di condividere pensieri, desideri e sentimenti con un’altra persona. 
Noelle 7 anni : quando al ragazzo dici che ha una bella maglietta anche se la porta tutti i giorni.

Elena 5 anni: L'amore è quando mamma dà a papà il pezzo più buono del pollo.



Samantha 7 anni: quando sveli un tuo difetto a qualcuno e hai paura che questa persona non ti ami più per ciò che hai detto, ma questa ti sorprende dicendoti che ti ama ancora di più!




Oltre a questo modello dell’amore è possibile annoverare quello della psicologa Elaine Hatfield la quale rintraccia due tipi di amore di base: l’amore compassionevole e l’amore appassionato.

L’amore compassionevole è caratterizzato da rispetto reciproco, attaccamento, affetto e fiducia.

L’amore appassionato invece si distingue per emozioni intense, attrazione sessuale, affettività e bisogno di vicinanza.
Rebecca 8 anni: quando mia nonna aveva l’artrite e non poteva mettersi più lo smalto, mio nonno lo faceva per lei anche se aveva l’artrite pure lui.
Karl 5 anni: quando la ragazza si mette il profumo, il ragazzo il dopobarba e poi escono insieme per annusarsi


Tutto questo non è solo cuore (e qui mi dispiace sfatare le vostre rappresentazioni romantiche); Il nostro sistema nervoso centrale, gioca un ruolo fondamentale, essendo un circuito a feedback che riceve stabilità ed è regolato da relazioni d’amore.
In una relazione amorosa, attraverso lo scambio sincronico delle emozioni, ognuno regola la fisiologia dell’altro e modifica la struttura interna del sistema nervoso centrale. Il legame di coppia rimodella l’architettura del cervello: negli innamorati ad esempio, i neuroni diventano più grandi così da consentire una maggior comprensione degli stati emotivi dell’altro; così come quando si è innamorati si attivano neuroni specchio di fronte alle emozioni del partner in aree del cervello simili a quelle in cui si attivano i neuroni delle madri di fronte alle emozioni dei figli. Dunque, siamo macchine perfette pensate per amare e avere relazioni sociali.
Per capire cosa accade, bisogna comprendere che quel che genericamente definiamo col termine di “amore” è in realtà il frutto di differenti fasi che un rapporto attraversa, prima di giungere a quello stadio, a partire dal corteggiamento. Gli studi neurofisiologici hanno confermato che nelle prime fasi del processo amoroso, vi sono esperienze uniche riconducibili a particolari neurotrasmettitori.
Ecco dunque che mentre chiacchieriamo e sorridiamo durante il nostro primo incontro con il nostro corteggiatore, se lui ci piace, il nostro mesencefalo  (l’area cerebrale che controlla i riflessi visivi e uditivi) inizia a rilasciare dopamina, un neurotrasmettitore che produce piacere ed euforia. E così, mentre iniziamo a sentire quella piacevole sensazione di appagamento, l’ipotalamo comanda al nostro corpo di inviare segnali di attrazione e di piacere.
E dopo il primo incontro, che succede?
Col proseguire del rapporto il desiderio e l’eccitazione aumentano così come i livelli di dopamina. L’effetto è quello di voler passare più tempo possibile insieme alla persona, nella quale si cerca di individuare quelle caratteristiche che possono farla diventare “il partner della vita”.
Se la persona è quella giusta, incontro dopo incontro, si passa all’innamoramento. In questa fase si ha l’innalzamento dell’eccitazione mediato dall’aumento di altri due neurotrasmettitori legati alla dopamina, come la noradrenalina e la feniletilamina, che provocano insonnia, riduzione dell’appetito, quel senso di energia sconfinata che fa sentire invincibili. 
Vi siete spaventati???
Tranquilli, l’amore non è solo un insieme di emozioni, di sensazioni, di percezioni, di impulsi come appare dagli studi neurofisiologici, ma un complesso processo in cui due individui entrano in relazione, si trasformano e creano un nuovo progetto di vita.
La relazione è il fulcro dell’amore. Entrambi i componenti della coppia, devono darsi da fare perché tutto proceda per il meglio e per capire cosa si deve fare potremmo utilizzare la teoria triangolare dell’amore di Robert Sternberg





Una volta individuati i tre componenti dell’amore: intimità, passione e dedizione, questi elementi possono essere combinati tra loro dando origine a differenti tipi di amore.
La componente intimità si riferisce ai sentimenti di confidenza, affinità, condivisione: determina nella coppia la tendenza a prendersi cura dell’altro, ad aprire all’altro i propri sentimenti.
La componente passione riguarda la fisicità: l’attrazione fisica, il desiderio sessuale.
La componente decisione – impegno è distinta in due aspetti: la decisione consiste nel decidere di amare qualcuno; l’impegno consiste nel mantenere nel tempo la relazione.
Le combinazioni fra queste tre componenti definiscono 7 forme di amore che rappresentano le relazioni reali possibili: Simpatia (solo intimità, paragonabile ad una vera e propria amicizia);
Infatuazione (solo passione): si basa sull’idealizzazione dell’altro più che sulla sua reale conoscenza, finché si scontra con la realtà; Amore vuoto (solo decisione/impegno): è spesso di rapporti in cui i partner stanno insieme solo per tener fede ad un impegno preso; Amore romantico (intimità + passione): si tratta della forma tipica delle grandi storie d’amore letterarie e cinematografiche. (Rassegnatevi, nella realtà, l’amore solo romantico è un amore immaturo); Amore – amicizia (intimità + decisione/impegno): è il caso di quei rapporti consolidati sotto il profilo dell’intimità, in cui la coppia funziona, ma la passione è lentamente sfumata (es. matrimoni bianchi); Amore fatuo (passione + decisione/impegno): l’Impegno è frutto solo della passione senza il sostegno dell’intimità e della conoscenza reciproca;Amore “perfetto” (intimità + passione + decisione/impegno): è l’amore completo che tutti sognano, difficile da raggiungere, ma non impossibile.

Dite la verità, ognuno di voi sta cercando di capire a che combinazione appartiene immaginando nel contempo il tango dei neurotrasmettitori della coppia, ma state tranquilli e guardate qua un magnifico resoconto di tutta questa teoria:

Ciascuno di noi, ha un suo concetto personale di amore e di coppia così come un suo modo per esprimere questo sentimento. Personalmente, sono d’accordo con la bambina da capelli rossi, “l’amore è una cosa super carina”; non esiste un modo giusto e uno sbagliato, così come non esiste un’unica teoria in grado di spiegare quello che si può e si deve, “provare”.
Oggi giorno c’è una gran frenesia di provare, di fare quello che fanno gli altri per non sentirsi fuori dal gruppo. Se ascoltiamo i ragazzini che parlano di amore, scopriamo che loro non parlano del sentimento, ma di sesso, e i sentimenti?  dove sono finiti?
Se un tempo si aspettava con trepidazione il primo bacio, oggi alla stessa età si consuma il primo rapporto e se questo può spaventare, l’unica cosa da fare è non perdere tempo e iniziare a insegnare ai figli cos’è l’amore.
Sembra un argomento così banale, che quasi non merita parole e invece nel momento in cui pensiamo che è l’unica arma per evitare che il sesso diventi volgarità forse la voglia di parlarne la troviamo. E se vi chiedete da cosa poter cominciare, potreste ad esempio insegnare ai vostri figli che l'imperfezione è amabile.
Pensate ai colori, come possono due colori, come ad esempio il rosso e il blu così differenti, incontrarsi, trovare un equilibrio e convivere? L’amore è la risposta.
 John Lee paragona gli stili amorosi ai colori dello spettro cromatico in una teoria chiamata “i colori dell’amore”. Egli suggerisce la presenza di tre stili primari di amore: eros con cui si intende amare una persona ideale, ludos amare come un gioco ed infine l’amore amicale. Lee sottolinea che, come i colori primari possono essere combinati per creare quelli secondari, così gli stili di amore primario possono essere combinati tra loro per creare nuovi tipi di amore secondari.

Per amarsi non è necessario essere uguali. Quel che conta è incontrarsi nelle proprie differenze. Rispettandole e rispettandosi.
I bambini, imparano ciò che vedono, ciò che sentono, sono lo specchio di quello che noi gli trasmettiamo, il riflesso del nostro pregiudizio, il riverbero della nostra voce e le ripercussioni delle nostre azioni.
Per fortuna, senza gli adulti, un bambino è sempre un bambino: è la semplicità e la purezza è privata di qualsiasi preconcetto.
 “Gli adulti non capiscono mai niente da soli, ed è una noia che i bambini siano sempre costretti a spiegar loro le cose”. Lasciamo che i bambini ci insegnino qualcosa, almeno per una volta. “è solo con il cuore che si può vedere nel modo giusto: l’essenziale è invisibile agli occhi”.
Saint- Exupery


A disposizione per qualunque dubbio o chiarimento contattatemi pure tramite l’apposita sezione del sito: teresamainiero.wix.com/ipnoterapeuta e se vi va di leggere l’amore ai vostri figli questi secondo me meritano:
·      “Il mondo è anche di Tobias” di Elena Spagnoli Fritze, illustrazioni di Michele Ferri
·      “Due sciarpe un amore” di Daniela Bunge
·      “Rosso come l’amore”, Valentina Mai, Kite Edizioni, 2012.
·      “Nove storie sull’amore”, Giovanna Zoboli, Ana Ventura, Topi Pittori, 2011



[1] Non posso andare avanti senza spendere due parole, sulla teoria dell’attaccamento di Bowlby. Essendo, però solo un accenno, vi invito a chiedermi qualunque informazione aggiuntiva o esplicativa.
Sono stati individuati quattro principali modalità di vivere l’affettività.  Questi diversi stili affettivi dipendono da quello che Bowlby ha chiamato “modelli di attaccamento”.
Il nostro modo di vivere i rapporti con gli altri di qualsiasi natura siano (di coppia, amicali, con i figli) dipende in modo rilevante dalla relazione che abbiano interiorizzato con la nostra figura di accudimento principale. In sintesi, amiamo come siamo stati amati.
In particolare le ricerche della psicologia dell’età evolutiva hanno dimostrato che la relazione che il bambino forma con la mamma o con la figura principale di accudimento forma un imprinting indelebile che influenza tutte le successive relazioni che si avranno nel corso della vita.
Possiamo fare una prima distinzione: Attaccamento sicuro (se l’accudimento è stato adeguato) e Attaccamento insicuro (se le cure materne sono state carenti o poco in sintonia con i bisogni del bambino).
Dopodiché possiamo suddividere in tre, il modello di attaccamento insicuro, andando a ritrovare: attaccamento insicuro evitante (I genitori dei bambini con attaccamento evitante sono stati genitori poco presenti e affettivi che hanno spinto i figli verso una precoce autonomia); Attaccamento insicuro ambivalente (I genitori dei bambini con attaccamento ambivalente hanno avuto un comportamento incostante e incoerente verso il figlio: a volte erano molto presenti e affettuosi, altre volte freddi e distratti.);Attaccamento Disorganizzato (I bambini con attaccamento disorganizzato hanno vissuto in situazioni familiari molto difficili caratterizzate da un’alternanza di episodi di trascuratezza e maltrattamento o anche abuso) .
I modelli di attaccamento si formano nella prima infanzia e tendono a perdurare per tutta la vita, dandoci delle indicazioni utili sul modo in cui le persone amano. Avremo soggetti con attaccamento ambivalente, che affrontano ogni relazione con aspettative eccessive e con un continuo bisogno di conferme e vogliono trovare il partner perfetto che li risarcisca delle privazioni affettive subite durante l’infanzia; oppure, troveremo persone con attaccamento evitante  che fanno molta fatica ad impegnarsi in una relazione perché la relazione è percepita inconsciamente come una limitazione alla propria libertà e realizzazione personale. Fortunatamente però, esistono delle esperienze che possono cambiare il modo di amare.
L’esperienza che può modificare maggiormente il proprio modo di vivere l’affettività è quella di sperimentare per lungo tempo una situazione affettiva con un partner in grado di porsi come una base sicura. Sentirsi amati ed accettati è un’esperienza emozionale correttiva in grado di cambiare il proprio modello di attaccamento.

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