lunedì 22 febbraio 2016

l'immaginazione spiegata dalla Dottoressa Terri


 Anche questa settimana la Dottoressa Terri ci fa compagnia sul blog, con un'interessante punto di vista sul l'immaginazione...se hai dubbi, domande o semplicemente vuoi conoscerla meglio, puoi visitare il suo sito


Una delle mie passioni è cercare l’etimologia delle parole, cosa strana, penserete voi, ma a me ha sempre incuriosito tanto e, nel mio piccolo, mi ha dato grandi soddisfazioni.
Pensiamo all’ argomento della settimana, l’immaginazione, ovvero, la facoltà di concepire nella fantasia e accostare liberamente immagini, concetti e pensieri; è l’atto dell’immaginare. 
Immaginare è rappresentare con la mente, concepire con la fantasia; ideare, inventare, ritenere, credere sia possibile. Dal latino imago– inis.
Ora, prendete la vostra gomma magica, cancellate la lettera “I”,Sin sala bin, (diceva un mago famoso della mia infanzia), rimane la parola, mago.  
Questa è per me l’immaginazione. L’idea fantasiosa, che ci sia un mago dentro di me, che mi da la possibilità di dar vita a qualunque cosa. 



«Per immaginare, la mente ha bisogno di immagini», può sembrare quasi ovvia l'affermazione di Bruno Tognolini, tuttavia non è così semplice. 
Ogni bambino, per poter elaborare il proprio immaginario, per creare rappresentazioni e storie, per poter narrare esperienze vissute, ha bisogno di possedere un bagaglio di immagini. Come ogni buon mago che si rispetti, ha bisogno di un cappello, di qualcosa in cui credere, di tanti piccoli trucchi del mestiere e di tanta fantasia, solo così, potrà mettersi all'opera ed esprimere le proprie idee e capacità.
Probabilmente vi starete chiedendo, o forse no, come mai ho aggiunto, la fantasia agli ingredienti magici dell’immaginazione, magari pensavate fossero la stessa cosa (io l’ho pensato sino a qualche mese fa) ma in realtà, non è così. 
C. Gustav Jung, psicoanalista di rilievo, distingue nettamente l'immaginazione dalla fantasia. 
La fantasia è pura irrealtà, un fantasma, una fugace impressione; l'immaginazione invece è creazione attiva finalizzata a uno scopo.
Quando fantastichiamo rimaniamo in balia delle immagini, e quando terminiamo, la fantasia spesso si manifesta un “sospiro” ma non di sollievo, quasi di nostalgia e tristezza, perché sentiamo la fantasia molto lontana da noi.
Quando immaginiamo, invece, tendiamo, anche durante l’immaginazione stessa, a formulare ipotesi di azioni che potremmo intraprendere per realizzarla, e anche quando abbiamo finito di immaginare cerchiamo qualcosa di concreto da fare che ci avvicini a questa. In soldoni la fantasia rimane astratta, l’immagine volge verso il concreto.

Ad ogni modo, come per ogni attività umana, anche l’immaginazione ha bisogno di esercizio. Quali sono dunque gli strumenti, che voi genitori, insegnanti, amici e/o parenti potete dare ai vostri bambini? 
Tra le tante teorie ritrovate ho scelto di proporvi i consigli di una psicoterapeuta franceseMichèle Freudper due motivi: il primo è la semplicità con cui tratta l’argomento (anche se all’interno del suo punto elenco, troverete delle mie piccole digressioni, che danno qualche informazione in più)  ; il secondo, lo ammetto, il suo cognome, era simpatico affiancarlo a quello di Jung e sicuramente ha rappresentato per me un sinonimo di garanzia per l’associazione con il più conosciuto Sigmund 
La dott.ssa afferma che sia necessario dare: 
• Libertà totale.
Lasciate ai vostri figli la possibilità di utilizzare tutte le forme espressive a sua disposizione: colori, scrittura, disegno, danza, sport, giardinaggio, poesia, teatro, pasta di sale, costruzioni.
• Incoraggiate la sua espressione personale.
Il bambino, spiega Michèle Freud, deve avere un ruolo attivo. “La creatività – sottolinea – è legata all’iniziativa”. Pertanto, proponete tutto ciò che volete ma non imponetegli i vostri gusti o le vostre passioni.
Quando un bambino racconta una storia proietta verso l'esterno il suo io interioreLo psicologo americano Lawrence Shapiro, a tal proposito, suggerisce il ‘gioco delle storie’. Si può fare con i bambini dai quattro anni, a casa ma soprattutto in viaggio.
Come funziona, scrivete su un foglio gli argomenti delle storie da inventare (si veda l’elenco nella nota) e poi ritagliate tante striscioline tutte uguali. Infilatele in un sacchetto e poi fate pescare una strisciolina a vostro figlio. Il turno successivo tocca a voi.
Vostro figlio estrae un foglietto con su scritto, per esempio, ‘Racconta una storia su: un bambino che ama gli animali’. Bene, dovrà inventarsi una storia incentrata su questo argomento (se è piccolo dategli qualche ‘aiutino’ ma ricordate rispettate la sua creatività).
Gli argomenti sono stati scelti da Shapiro per esplorare eventuali timori/speranze/problemi della vita del bambino. Secondo lo psicologo infatti, quando un bambino racconta una storia spontanea proietta verso l’esterno, il suo ‘io interiore’: valori, desideri, timori e bisogni.
L’eroe della storia di solito è il bambino stesso.
Ascoltando le vicende inventate da vostro figlio, quindi, dovreste chiedervi: l’eroe/protagonista della storia viene presentato con caratteristiche positive (gentile, educato …)? Ha sentimenti positivi o se sono negativi riesce a gestirli? La storia ha uno svolgimento realistico (anche quando si svolge in un mondo fantastico)? Se le risposte sono sì, vostro figlio è sereno. Altrimenti potreste scoprire, per esempio, delle paure che non avevate colto e rassicurarlo.
• Non giudicate la qualità dei suoi prodotti.
“Creare, non è riprodurre l’esistente. Non è realizzare ‘una bella immagine’ ma piuttosto realizzare ‘a sua immagine’”.
• Aiutate la sua sensibilità emozionale.
Insegnate a vostro figlio a dare un nome alle sue emozioni, a superare i timori. Un buon metodo per farlo è attraverso le favole, dove l’eroe esprime le proprie paure e poi le supera. Mentre i più grandicelli vanno aiutati a verbalizzare i propri sentimenti. Non fate in modo che si vergognino, mai, di quello che sentono.
• Aiutateli a sviluppare i sensi.
Di questo, abbiamo già ampiamente parlato in una sezione precedente, proponetegli di sperimentare tutto ciò che è possibile: odori, colori, sapori, e se avete difficoltà, costruite voi delle storie che lo/a aiutino a sperimentarsi. 
• Lasciate libero corso alla loro inventiva.
La Freud al riguardo dice una cosa a parer mio bellissima, “la conoscenza si nutre di tutto tranne che di monotonia. Ed essere creativi significa poter utilizzare un gioco anche in un modo per il quale non è stato progettato”. Uscite dai vostri schemi e apritevi alla possibilità.
• Rimpiazzate i “giochi educativi” con giocattoli “veri”.
Ma soprattutto, mi permetto di aggiungere, siate voi i loro giocattoli nello spazio di gioco, giocate con loro.
• Consentitegli di essere originale
Ammetto, che con questa affermazione, la dott.ssa Freud ha guadagnato tutta la mia ammirazione: “La creatività è la possibilità di sviluppare una personalità originale”. Quindi se al bambino piace mettere calze di colore diverso, o se vuole mettere gli stivali in gomma d’estate, lasciatelo fare. Ancora oggi, mi viene in mente il bimbo di una cara amica, che in una giornata di sole ha portato con sé le galosce, perché il giorno prima la pioggia aveva formato le pozzanghere e lui amava saltarci dentro.
• Rispettate il suo pensiero divergente.
Durante i primi anni, i bambini vivono in un mondo in cui realtà e finzione si mescolano. “Sono capaci di fluidità e di cambiamenti d’idea repentini, e vogliono una cosa e il suo contrario. È ciò che viene chiamato ‘pensiero divergente’. Noi adulti, abbiamo perso questa dimensione fantastica, e confidiamo troppo nel pensiero stereotipato. Quindi se gli chiedete ‘ di che colore è? e vi risponde ‘come un raggio di sole’ invece di ‘giallo’, complimentatevi.
• Accompagnate il suo interesse per la natura.
Tra i 4 e i 7 anni i bambini si interessano e si appassionano alla natura. Fategli coltivare una piantina, lasciategli osservare gli animali. La natura è di per sé creativa.
• Cucinate insieme.
Trasformare farina, latte, zucchero e uova in una torta è creatività. “Quando potete – consiglia dunque Michèle Freud – lasciate che il bambino inventi le proprie ricette, mischi ingredienti di sua scelta, aggiunga i suoi aromi”; con Giulio, il mio amichetto del giovedì, scegliamo sempre l’ingrediente segreto.
• Stimolate la sua immaginazione
La fiaba della buona notte può essere un momento propizio per la creatività: chiedete al vostro bambino di raccontarvi lui una storia,(anche utilizzando il metodo descritto precedentemente) o cercate insieme un altro finale per una favola nota.
Care mamme, in questa operazione, (così come nelle altre, ma in questa ancor di più) coinvolgete i papà. 
• Favorite il suo spirito da costruttore
“Non chiedetegli di riprodurre un modello, dice la Freud, ma lasciatelo libero di inventare”.

Mi piace l’idea di concludere con un aforisma del Dr.Seussche ho trovato nel grande cappello magico del web (dal quale estrapolo tanti ingredienti per insaporire la mia creatività) che dice: 
Il mio alfabeto inizia con questa lettera chiamata yuzz. È la lettera che uso per scrivere yuzz-a-ma-tuzz. Voi non avete idea di quello che si trova una volta che si va al di là della ‘Z’ e si inizia a rovistare” 
Rovistate, cercate, curiosate e noi siate mai stanchi di compiere piccole grandi magie giornaliere.



[1] INVENTA UNA STORIA SU:
Qualcuno che è triste perché non ha amici
Qualcuno che ama leggere
Un animale smarrito
La visita in un lunapark
Un uomo o una donna che perdono il lavoro
Il ritrovamento di un tesoro
Un circo danneggiato da un tornado
Un bambino che vince una gara
Una famiglia che ha bisogno di soldi
Un super eroe
Un bambino spaventato
Un bambino che ama gli animali

Nessun commento:

Posta un commento